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IL MIO VIAGGIO A VALLEGRANDE E LA HIGUERA – BOLIVIA

A sessanta km da Vallegrande in Bolivia, fu catturato e giustiziato dall’esercito boliviano, Ernesto Che Guevara. Si chiama la Higuera, il piccolo villaggio dove il 9 ottobre 1967 morì un uomo e nacque un mito. Undici mesi prima della sua morte, il Che lasciò Cuba con documenti falsi per raggiungere la Bolivia, il cuore dell’America Latina, con l’intento di iniziare e magari espandere in tutto il sud America, una rivoluzione contro l’imperialismo degli Stati Uniti. Sognava un’America Latina unita senza disparità di classi sociali.

PRIMO GIORNO – VALLEGRANDE

Sono partito dal terminal di Sucre alle 6 del mattino con un minivan direzione Aiquile; una volta arrivato, dopo circa trenta minuti di attesa, sono salito su un altro minivan per Santa Cruz. Sono sceso nel piccolo villaggio di Mataral, dove ho conosciuto un signore che andava a Vallegrande per acquistare autoricambi per la sua macchina, essendo la mia stessa direzione mi ha dato un passaggio e così mi sono risparmiato l’attesa del bus.

Mataral dista sessanta km da Vallegrande e in circa un’ora abbiamo raggiunto il villaggio. Il villaggio di Vallegrande è passato alla storia perchè Che Guevara, dopo essere stato catturato ed ammazzato, con altri sei compagni, furono tutti trasportati a Vallegrande, nella lavanderia dell’ospedale. Lì furono seppelliti di nascosto in una fossa comune e ci vollero trent’anni prima che un soldato svelò dove fossero seppelliti i corpi dei guerriglieri. Vennero così ritrovati ed identificati, i sei compagni del Che furono riconsegnati alle loro famiglie, mentre i resti del comandante si trovano ora a Santa Clara in Cuba. Arrivato a Vallegrande, ho trovato un posto per dormire, molto economico, nella piazza del paese. La signora che gestisce l’alloggio, mi ha consigliato di andare nella casa della cultura, che si trova sempre in piazza, lì ho incontrato Gonzalo, un signore che si impegna a ricevere i turisti che desiderano visitare i luoghi storici che riguardano il Che. La lavanderia e il museo, sono visitabili solo con la guida perché sono chiusi e solo Gonzalo ha le chiavi per accedere; visto che sono arrivato presto sono riuscito a fare la visita lo stesso pomeriggio.

SECONDO GIORNO – LA HIGUERA

La Higuera è un piccolo villaggio di dodici case che dista 60 km da Vallegrande, è raggiungibile con un mezzo proprio, in taxi privato, o con il tour che organizza Gonzalo, perché non ci sono collegamenti pubblici tra i due villaggi. La differenza sul prezzo era poca e così ho deciso di andare con Gonzalo, con noi c’erano anche una ragazza argentina e un signore portoghese. La strada sterrata non era facilmente percorribile, quindi abbiamo impieghiamo quasi due ore e mezza per arrivare alla Higuera, con una sola sosta per pranzare al piccolo villaggio di Pucará.

Grazie ai racconti di Gonzalo sugli ultimi giorni del Che e dei suoi guerriglieri, con emozione e un po’ di tristezza, siamo arrivati al piccolo villaggio isolato della Higuera, dopo qualche minuto abbiamo incontrato la signora che custodisce le chiavi della scuola dove fu giustiziato il Che, diventato ora un museo. Nello stesso momento una signora di nome Rita, uscí dalla propria abitazione per cercare di attirare un po’ di attenzione e magari scambiare qualche chiacchiera; lei aveva ventun’anni quando quel giorno alla Higuera arrivò l’esercito boliviano, circondò la zona per cercare di catturare gli ultimi guerriglieri vivi e porre fine alla rivolta.

Rita ci ha detto: “ci parlavano male dei guerriglieri, erano come degli invasori per noi, non erano tutti boliviani alcuni erano cubani, altri peruviani e argentini, pensavamo che volessero farci del male, eravamo tutti dalla parte dell’esercito boliviano”. I contadini non avevano capito l’intento dei guerriglieri, non conoscevano la loro missione e ora a distanza di anni si ritrovano a vendere magliette del Che e a custodire un luogo dove fu fatta la storia.

In quel piccolo villaggio della Bolivia il 9 ottobre del 1967 morí Ernesto Guevara, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi e insieme a lui la speranza di un’America latina libera.

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